Giordano Criscuolo, Le parole che non scrivo, Roma, Il Filo, 2008

Tra note di musica rock – quella di un tempo: Nirvana, The Doors, Deep Purple – e l’ideale di un amore romantico, si svolge la vita del giovane Manuel, chitarrista di una band. Annalisa è la sua Beatrice, una ragazza fuori dal comune, diversa dalle altre. Il romanzo di Criscuolo è un grido silenzioso verso un’epoca – la nostra – che ha ammazzato il rock, le lettere scritte a mano, le vere rivolte, le occupazioni scolastiche, la voglia di stare insieme e divertirsi con spensieratezza. Una malinconica nostalgia attraversa la dura melodia di questo libro. Il lettore può sentire il profumo un po’ invecchiato dei mitici anni settanta, delle autogestioni, dei vecchi banchi di scuola. Ma l’odore acre del presente ci riporta al suono monotono del nostro tempo e Manuel diventa l’ultimo adolescente romantico, che si ricorda di un lieve bacio come se fosse un dono eterno. 

“ […] il Rock erano Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Kurt Cobain, Liverpool, Jim Morrison, Woodstock, il 68, le passate okkupazioni, i professori rivoluzionari. Il Rock era un sasso volgare. Il pop una colorata gemma di bigiotteria” (p. 12) 
Mariella Soldo
Fonte: http://notterrante.splinder.com/

 

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