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Intervista
per La Vita E' Altrove
A
cura di
Yelena
Innanzi
tutto: ti va di farci una breve introduzione ai tuoi libri? Qual è il
contesto in cui sono nati, cosa ti ha spinto a mettere nero su bianco
queste storie?
So che potrà sembrare assurdo ma non amo discutere dei miei romanzi,
del resto quelle storie le ho scritte proprio per non parlarne. Frank
Zappa diceva che parlare di musica è come ballare di architettura...
beh, credo che lo stesso discorso valga per i libri.
"Le parole che non scrivo", il primo romanzo della
"Trilogia d'amore e chitarre distorte", è nato dall'esigenza
personale di sputare fuori le dolci e terribili sensazioni di un amore
adolescenziale che, a 22 anni ancora portavo dentro. In quelle pagine c'è
qualcosa del mio passato.
Potremmo dire che queste storie siano autoreferenziali - non hanno
bisogno di una presentazione, di tanti giri di parole. Eppure ci sono
molte persone a cui il tuo romanzo non è piaciuto, non pensi che forse
servirebbe un "disclaimer"?
Quello di piacere a un sacco di gente è un problema che non mi sono mai
posto. L'arte nasce prima di tutto come esigenza personale: sfornare un
prodotto che piaccia a tutti può interessare ai tipi del Mulino Bianco
non agli scrittori, ai musicisti, ai pittori, agli scultori, ecc. Del
resto credo che meccanismi del genere siano perversi e nuocciano alla
salute. Durante il concertone del 1° Maggio a Roma del 2009, i fans di
Vasco Rossi hanno fischiato gli Afterhours e la PFM. Che a me "fischino"
i fans di Moccia, sinceramente, importa pochissimo. Anzi, forse è
proprio quello che cerco e che sicuramente cercano i miei lettori e la
loro ben definita personalità. Io non venderò mai un milione di copie,
lo so e mi sta bene così.
Nella tua mente quindi hai già un “lettore tipo”... Chi è?
Grazie a MySpace sono riuscito a far leggere i miei romanzi a circa 2000
persone e grazie a Facebook sono quotidianamente in contatto con alcuni
di loro. Beh, non potrei desiderare di meglio. Sono fantastici, quasi
tutti rockettari (ma non sempre) e usano spesso le parolacce; molti di
loro suonano in una band, si ubriacano il sabato sera e quando ci
incontriamo in chat sembriamo amici di vecchia data; leggono un sacco di
libri, hanno sulle palle Gigi d'Alessio e i Take That (ma ancora suonano
'sti tizi? Boh...), vanno ai concerti, organizzano presentazioni di
libri e mi invitano e mi fanno ubriacare. Ma soprattutto amano. L'amore
è la cosa più Rock del mondo (e i rockettari - ma non ditelo in giro -
sono i romantici per eccellenza).
Su questo mi trovi assolutamente d'accordo. Non voglio generalizzare,
ma spesso c'è realmente una profondità diversa. A cosa pensi sia
dovuto?
Nella letteratura i grandi romantici sono stati dipinti spesso come
rivoluzionari scapigliati e attualmente chi lo è di più di coloro che
hanno ancora la voglia di ascoltare del buon Rock And Roll? Il Rock non
ha ancora perso (e non credo succederà) la sua buona carica
rivoluzionaria...
Stai forse incitando torme di ragazzini a continuare a credere nella
musica come arma di distruzione di massa?
Esattamente il contrario: la musica come arma di costruzione di massa.
Una cosa a cui a dire il vero hai già risposto, ma che vorrei
riproporre. i temi che tratti sono molto adolescenziali, illusioni
"da teenager", sogni e poesie generalmente rimangono al liceo,
così come le cover band. Manuel invece è un po' avanti con l'età...
È una scelta voluta o "una svista"?
I protagonisti dei miei tre romanzi (Le Parole Che Non Scrivo, Come Su
Un Solco Di Morrison Hotel e 1000 Anni Con Elide), pur avendo sempre
un'età che va dai 24 ai 28 anni, si muovono e agiscono come degli
adolescenti. Ovviamente lo scrittore sono io e loro, burattini vivi,
fanno ciò che sussurro dall'alto della mia "torre eburnea".
Si tratta di romanzi, di prodotti artistici: non possiamo chiedere a Zio
Paperone di rinchiudersi definitivamente in una pensione per vecchietti
e rinunciare alle sue spericolate avventure. Zio Paperone se ne frega
della sua età. Del resto, come cantava anche Guccini, gli eroi son
sempre giovani e belli.
Quanto di te c'è nei sogni di questi adolescenti cresciuti?
Non bisogna mai smettere di sognare: i sogni dei protagonisti sono i
miei e viceversa. Tutta la vita è un inseguimento costante dei sogni,
dal più piccolo (comprare un pacco di chewingum, per esempio) al più
grande. Poi c'è chi crede di non averne, ma questo è un altro
discorso.
E tu, sei ancora un sognatore?
Sono
un sognatore in tutte le sue accezioni: sogno mondi fantastici guardando
un vecchio cartoon della Disney, sogno di realizzare i miei progetti
impegnandomi al massimo, sogno guardando un cielo di notte.
Toffolo prendeva in giro le sue adolescenti dicendo che
"credevano ancora ai cantanti", tu hai smesso di credere nel
potere della musica, o è ancora una via di salvezza e redenzione?
Qualche tempo fa ho visto un bellissimo servizio su Pierpaolo Capovilla
(leader de Il Teatro Degli Orrori). A un certo punto affermava convinto
che la musica salverà il mondo. Per me l'arte lo ha già salvato un
miliardo di volte: sempre a pezzi, tutti i giorni. Solo che ne siamo
talmente assuefatti che non ce ne accorgiamo.
Realtà e illusione, sogni e veglia. Quanto conta non realizzare i
propri sogni? Vale la pena rischiare?
Certo che si, bisogna lottare con tutte le proprie forze per realizzare
i sogni, non possiamo rischiare di non averci nemmeno tentato. Ecco,
questo è il vero rischio: restare immobili.
Quando ho letto il tuo libro ho pensato con amarezza che il gioco non
era valso la candela. Manuel, volendo "concretizzare" il suo
ideale, l'ha banalizzato, perché Lei non era all'altezza dell'idea che
lui aveva creato intorno alla sua figura. Eppure, nonostante le
paranoie, ha deciso di provare davvero. Tu? Cosa mi dici di questo?
Mi ricollego alla risposta di sopra: Manuel non sarebbe mai restato lì
a guardare, questa storia doveva finire, in qualunque modo - positivo o
negativo - ma doveva finire. Ancora non credo che Manuel,
concretizzandolo, abbia banalizzato il suo ideale, semmai è il
contrario: il suo ideale, concretizzandosi, si è scoperto banale.
Come “incontri” i tuoi personaggi, come li riconosci?
Beh, è semplice. Chiudo gli occhi e quando intravedo a mo' di trip un
po' di gente che beve, dice parolacce, ascolta Rock e si innamora mi
dico: "ecco, questi sono loro". Ovviamente facciò un po' di
selezione. Gli antipatici, per esempio, li scarto o me li conservo per
farli morire un domani in un improbabile thriller sanguinoso e
sanguinario. Eh, gli scrittori devono essere anche cattivissimi a
volte...
Mi sembra giusto! Ma non rischi che i personaggi “buoni”
finiscano per assomigliarsi troppo? E quanto assomigliano a te, o al tuo
ideale di te stesso?
Ripeto, trattandosi di una Trilogia i personaggi dei diversi romanzi
possono essere visti come un unico protagonista fotografato in periodi
diversi della sua vita. Ovviamente, analizzandoli da un punto di vista
empatico, ci si accorge che sono tutti diversi, non si spiegherebbe
perché alcuni lettori si affezionano più a Tizio piuttosto che a Caio
(ps. amo Tizio e Caio). Non ho ideali di me stesso (ho i sogni di me
stesso, ma è diverso) e ognuno dei miei protagonisti somiglia
tantissimo a una parte di me.
Quando ti metti a scrivere, quindi, non hai già chiaro in mente
quello che succederà, ma sono i personaggi a scriversi le loro storie.
La finzione narrativa regge fin tanto che non viene messa in discussione
dalla realtà?
Quando scrivo un romanzo non so mai cosa succederà alla pagina
successiva, sono un semplice lettore che si chiede continuamente: come
andrà a finire? Sono i personaggi a dirigermi: Manuel, Cristiano,
Giostrammer, Elide, per esempio. Anzi, diciamolo pure, fanno davvero
cosa vogliono. Io li assecondo, divertendomi o piangendo per le cose che
accadono e, di conseguenza, non so mai quando inizia e quando finisce la
finzione narrativa.
Vorresti farci credere che a volte anche tu rimani sorpreso dalla
piega che prende una storia?
Posso dirti solo che ho pianto come un bambino quando è morto XXXXX
(non dirò mai il nome perché rovinerei di molto il romanzo. E non dico
nemmeno il titolo del romanzo, ovviamente...). E anche quando Cristiano
ha scritto l'ultima lettera a Giovanni. Ripeto: fanno che cazzo vogliono
questi qua. Alla fine io sono solo un "umile narratore delle loro
storie scapigliate".
Come hai scoperto questa tua vena di narratore?
E' stato tutto naturale. L'arte non è mai né una scoperta e né un
invenzione, è un qualcosa che portiamo dentro da sempre e che poi,
all'improvviso, sale a galla.
Quindi è più una vocazione, che una scelta.... Non hai seguito
corsi di scrittura o altro, ne deduco. Allora devi leggere molto. Fammi
qualche nome!
I corsi di scrittura sono una presa per il culo. Per lo scrittore
equivalgono a una scuola di respiro (c'è bisogno di una scuola per
saperlo fare?) ma oggi come oggi ci si inventa di tutto per racimolare
qualche spicciolo... Romanzi come Frankenstein, Cristo si è Fermato a
Eboli, La Svastica sul Sole, Il Sentiero dei Nidi di Ragno, Il Monaco e
autori come Edgar Alla Poe, Charles Bukowski, Italo Svevo e Iginio Ugo
Tarchetti sono tra le cose più bella che la vita abbia potuto donarmi.
Più su noto un titolo dei Verdena. Volevo affrontare dopo questo
argomento, ma già che ci siamo.... Parliamo un po' di musica.
Anni '90, Italia: cosa salvi? A parte Agnelli, Godano e Ferretti,
intendo.
Negli anni 90 De Andrè ha pubblicato uno dei più grandi dischi di
tutti i tempi: Anime Salve. Battiato ci ha cantato La Cura, Guccini ci
ha cantato Cirano. Ci sarebbe da riflettere un po', rovistare tra le
vecchie "cassette" e mettere in ordine i ricordi. Comunque
qualcosa di bello, negli anni 90, è uscito anche dallo stivale.
Rock e pop, una distinzione molto netta, ma davvero nella vita reale
è così?
No. Si tratta di un espediente letterario che tale deve restare. Le
distinzioni si fanno per gioco, solo gli idioti le fanno sul serio.
Concludo inserendo l'ultimo spunto. Sparami 5 gruppi fondamentali per
te [potrei indovinarli: Mothers of invention, Pearl Jam, Alice in
Chains, Nirvana e Clash, ci ho preso?].
E' dura farlo, ma se dovessi sparare 5 band per me fondamentali queste
sarebbero gli Who (per me la più grand rock band di tutti i tempi), gli
Afterhours (mi hanno dato troppo per non metterli in lista), i Nirvana
(loro mi hanno iniziato...), Rino Gaetano (non metterlo tra i 5 mi
darebbe immensi rimorsi) e... boh, come quinta band mi lascio aperte un
altra decina di possibilità così non mi sporco del tutto la coscienza
(guardo i gruppi da te citati e già sto male per averli lasciati
fuori...). Che domandone, ora si che mi hai fatto sudare..
Ti concedo tutto lo spazio che vuoi, riprova.
Così va meglio. Dunque chiudendo gli occhi mi danzano avanti questi
nomi: Velvet Underground, The Doors, The Clash, Ramones, The Cure, Pearl
Jam, Smashing Pumpkins (per me "Mellon Collie and the Infinite
Sadness" è forse il disco più bello degli anni 90), Metallica,
Iron Maiden, Helloween, Manowar, led Zeppelin, Deep Purple, David Bowie,
Lou Reed, Bob Dylan, Bush, Ac/Dc, Aerosmith e in Italia Fabrizio De Andrè,
Francesco Guccini, Pierangelo Bertoli, Giorgio Gaber, Franco Battiato,
CCCP, Marlene Kuntz, Verdena, i primi Litfiba, Paolo Conte, 24 Grana,
Baustelle, Il Teatro Degli Orrori, Eugenio Bennato.
Se io oggi sono così è colpa loro, non prendetevela con me.
Fonte:
Lavitaaltrove.Forumcommunity.Net
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