Intervista a Radio Base Popolare (trascrizione)
Trasmissione condotta da Ilaria Beorchia

Parlaci di te e del tuo rapporto con la scrittura.

Come il protagonista de Le parole che non scrivo, Manuel, mi sono iscritto all’università a 24 anni e mi sono laureato qualche mese fa in Discipline Letterarie con una tesi su John Peel e le Radio Pirata. 
La scrittura, molto probabilmente, è entrata nella mia vita una ventina di anni fa, all’epoca delle Elementari, quando il maestro, tutte le mattine, ci leggeva in classe romanzi fantastici e meravigliosi per l’infanzia come Il Giro Del Mondo In 80 Giorni, Senza Famiglia, eccetera. In quegli anni credo di aver sognato tantissimo ad occhi aperti e forse, la voglia di non cancellare quegli istanti, mi ha portato a scrivere romanzi, quasi a protocollare il mio amore per i libri e, in generale, per questa cosa incantevole che è la fantasia.


Quando è stato scritto Le parole che non scrivo? Ed è restato molto nel cassetto?

Le parole che non scrivo è stato scritto nel 2003, credo. La cosa assurda è che io ricordo pochissimo la genesi del romanzo: non ricordo quando l’ho iniziato, non ricordo quando l’ho finito, non ricordo quando l’ho limato. Forse ero preso emotivamente da quello che scrivevo. Anche oggi, leggendo quelle pagine, ritrovo perfettamente me stesso a 18 e a 24 anni ma per quanto mi sforzi non ricordo uno solo di quegli istanti passati accanto al PC per… scriverlo.
Nel 2004 ne stampai alcune copie per gli amici e qualcuno mi convinse a partecipare a un premio letterario. Subito mi contattò qualche casa editrice, qualche piccola casa editrice, e così nacque la prima edizione del romanzo che uscì verso la fine del 2005. Nel 2008 Le parole che non scrivo, è stato ristampato per la Casa Editrice Il Filo. Direi che non è stato difficile trovare piccole case editrici – che con i loro contratti-sanguisuga, spesso calpestano la buona fede, nonché il portafoglio degli scrittori emergenti – ma allo stesso tempo direi che è tutt’ora impossibile trovare una grossa Casa Editrice che possa garantire al romanzo una degna distribuzione.


Veniamo ai personaggi del libro: vuoi parlarci di Manuel e di quello che in Manuel c'è di Giordano?

Manuel è un ventiquattrenne rockettaro che somiglia un po’ a tutti i ventiquattrenni rockettari che da ragazzi ascoltavano Nirvana, Pearl Jam, ma anche Metallica, Who, AC/DC, Clash. È uno strano scapigliato che ancora va girando con i pantaloni strappati (quelli veri e non quelli comprati già usurati), con le felpe extra-large, con i capelli unti che sembrano appena usciti da una busta di patatine e che ancora suona in un gruppo punk di quelli dai profumi molto adolescenziali.
Manuel somiglia tantissimo a quello che ero io qualche anno fa e, di conseguenza, a quello che sono oggi.
Annalisa è la ragazzina che, ai tempi del liceo, ha fatto innamorare il giovane Manuel. Quando questi sentirà il bisogno di scrivere del suo amore per la ragazza, la metterà in poesia col nome di Marlene, un po’ per non farlo sapere a nessuno perché in fondo è un timidone (che poi anche Gazzè cantava che "chi si innamora non deve dirlo a nessuno") e un po’ per omaggiare una band italiana che lui ama tanto, i Marlene Kuntz.


All'interno del libro c'è una sezione epistolare: sono le lettere che Manuel scrive ma non spedisce, in realtà, ad Annalisa.

Nel 2002 avevo letto un romanzo epistolare di Andrea Demarchi, Sandrino e il canto celestiale di Robert Plant, e questa cosa delle lettere, che hai tempi del Liceo sapeva di antico e di noioso, mi ha colpito moltissimo. Tanto che il mio ultimo lavoro, Come su un solco di Morrison Hotel, è proprio un romanzo epistolare nell’epoca di Internet, di Outlook e dei vari onnipresenti Blog. L’empatia che il lettore instaura con i protagonisti di questo genere di romanzi è senza dubbio molto forte e non è difficile ridere o piangere per le cose che capitano intorno ai protagonisti.


All'interno del romanzo ci sono diverse citazioni musicali...

La musica non è solo una “citazione”, ne Le parole che non scrivo, ma credo addirittura che ne sia lo scheletro. Alla fine può succedere di tutto ai protagonisti, ma lei, la musica, è sempre lì pronta a emozionare il pubblico e, perché no, magari anche a sputarci sopra come nella migliore tradizione Punk. Ovviamente tra le pagine si evincono chiaramente le mie passioni, passioni che partono da Rino Gaetano, De Andrè, Gaber, Lolli, Guccini per arrivare agli indistruttibili Nirvana, Doors, Aerosmith, Iron Maiden, Cure, Cult o alle più grandi rock-band italiane come gli Afterhours, i già citati Marlene Kuntz, i Verdena. 


La colonna sonora della stesura è stata dunque questa?

Ogni mio romanzo è profondamente influenzato dalla musica che fin da adolescente ha scandito le mie giornate e in quasi ogni pagina c’è un omaggio a quelle band, o a quei cantautori, che più di altri hanno saputo emozionarmi. A tutti coloro che amano leggere ascoltando musica in sottofondo, io ci riesco poco in verità, dal mio sito Internet ho proposto una scaletta, diciamo una colonna sonora, del romanzo. Colonna sonora, dunque, che va dagli italiani Afterhours, Marlene Kuntz, Verdena, Litfiba e CCCP con “Mi ami” ad alcuni pezzi dei Cure, Bush, Green Day e naturalmente altre band del panorama grunge anni 90.


Hai scritto nel libro: "Per la band il mondo si divideva in Rock e in pop. Il Rock era la verità assoluta, il pop la finzione." Parlaci di questa divisione tra Rock e pop.

Per quanto riguarda il mio punto di vista sul Rock e pop… ho già detto da qualche parte che la mia divisione, o meglio, la divisione della band del mondo in Rock e in pop, è un semplice espediente letterario che, come tutte le distinzioni, non dovrebbe mai essere troppo sul serio. In ogni caso dal romanzo è evidente, che gli aggettivi Rock e pop non sono stati presi in prestito dalla musica, o meglio, non solo. Nel senso che per Manuel e soci anche una band di musica pop che faccia musica vera le cui radici affondano nelle cantine e nei garage può essere Rock.


Progetti futuri.

Dopo Le parole che non scrivo è uscito ad aprile il mio nuovo lavoro Come su un solco di Morrison Hotel e per la fine di ottobre (seee) dovrei terminare il romanzo che chiuderà quella che io ho chiamato “Trilogia d’amore e chitarre distorte”. Si tratta di tre romanzi separati tra di loro per temi e personaggi ma che hanno in comune un certo sottofondo musicale e le tre forme possibili dell’amore: l’amore platonico, l’amore eterno e l’amore spezzato. Vorrei pubblicare questo ultimo lavoro, che uscirà per una giovane Casa Editrice diretta da un mio amico, per Natale e il titolo, ancora una volta, sarà l’ennesimo omaggio a una rock-band italiana.

 

 

giordano criscuolo

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