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Capita raramente di imbattersi in manoscritti degni di rispetto per quanto perfettibili e talvolta precoci: tuttavia, in "Come su un solco di Morrison Hotel" ci sembra di riconoscere quantomeno una passione non convenzionale per la parola scritta. Sopratutto, non ci ha lasciato indifferenti la prosa meticolosa, flessibile quanto basta per dar vita a un romanzo epistolare che fonde liricità ottocentesca e nuovi orizzonti internettiani. E, ancora, non ci hanno lasciato indifferenti le vicende di Cristiano, la sua notte prima degli esami, i suoi ultimi istanti di beata (e tormentata) adolescenza. La sensazione che ci trasmette l'autore, è quella dell'urgenza retorica, di un'ansia ben risposta per la descrizione dei personaggi, di un'irrequietezza autentica che si traduce in un lessico mai casuale, frutto di quella "sana malattia d'inchiostro" di cui scriveva Stendhal. AndreaOppureEditore - La Redazione
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giordano
criscuolo
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